PRIMO PIANO

Una riflessione sulla Cultura

3 giugno 2016

A partire dalla prima riunione di IHSAN del 3 giugno 2016 i promotori presenti hanno individuato da subito alcuni concetti chiave che avrebbero costituito la struttura del Manifesto. La diversità delle provenienze di ciascuno sotto il profilo culturale, formativo e persino professionale rappresenta una grande ricchezza di questo gruppo. La cultura come valore fondante della società è stato scelto come punto cardine della prospettiva del nuovo think tank che si stava formando.

La cultura è il fattore più importante per la libertà delle persone. Solo la conoscenza e il sapere consentono agli individui di disporre delle competenze e degli strumenti necessari ad aprire nuovi campi di opportunità, libertà ed espressione. È la cultura che rende possibile creare una tensione verso l’espansione di sistemi di senso delle persone e delle comunità.

Allo stesso tempo, la cultura definisce l’identità di una società e delle società, nelle loro dimensioni locali nazionali e globali, permette alle persone di stare insieme e di identificarsi come soggetto unitario e collettivo, pur nelle loro molteplici diversità.

Rendere più accessibile la cultura, promuovere la conoscenza, offrire opportunità, spazi di dialogo e confronto per le persone e tra le persone, tra piccole grandi realtà organizzate, significa aumentare la libertà dei cittadini e delle loro comunità, dando un significato alla parola democrazia e allargando le occasioni di partecipazione.

La cultura può essere anche un potente fattore di sviluppo economico e sociale, ma solo se abbandona ogni concezione riduttiva e strumentale, per assumere invece la funzione di leva per promuovere l’affermazione di una società fondata sulla conoscenza e sul sapere, in grado di valorizzare talenti e competenze diffuse e, in quanto tale, di perseguire maggiore uguaglianza, diritti sociali e civili. La cultura, quindi, come strumento per promuovere la coesione e l’inclusione sociale, consentendone l’accesso al maggior numero di persone, soprattutto di quelle finora escluse e delle nuove generazioni.

Cultura come fattore e strumento in grado di prospettare una diversa idea di sviluppo all’insegna della sostenibilità culturale, sociale ed ambientale, e quindi del futuro, nell’ambito della quale possano trovare un nuovo e più virtuoso equilibrio, economia, società e ambiente. In questo senso, essa va intesa nell’accezione più ampia, comprendendo tutte le sue molteplici espressioni, sia umanistiche sia scientifiche, per giungere a nuove e più efficaci sintesi, anche in funzione delle potenzialità e opportunità offerte dalle nuove tecnologie, dallo sviluppo delle comunicazioni e delle relazioni nella rete web.

La cultura assume, pertanto, una nuova e assoluta centralità. Per questo, va considerata come un vero e proprio diritto. Diritto civile e diritto sociale: parte integrante ed essenziale di un moderno sistema di welfare, di una “società del benessere” nella quale la cultura permetta alle persone, a tutte le persone – comprese quelle provenienti da altri Paesi e portatrici di altre culture – di essere prima di tutto cittadini. In questo senso, la cultura è lo strumento principale per combattere razzismo, pregiudizi e xenofobia, favorire percorsi di integrazione, responsabilizzazione e, allo stesso tempo, in grado di valorizzare le diverse identità culturali.

È decisivo, perciò, il ruolo del sistema educativo. Dalla scuola per l’infanzia fino all’università, in un percorso di formazione permanente volto a garantire l’accesso più ampio alla cultura, alla conoscenza delle varie culture, anche al fine di promuovere una effettiva mobilità sociale. I ragazzi e i giovani devono essere i soggetti primari ai quali destinare impegno e risorse, allo scopo di dotarli degli strumenti indispensabili per acquisire consapevolezza, conoscenza, sapere e capacità critica.

Una scelta che appare tanto più rilevante di fronte a una crisi sociale, prima ancora che economica, di dimensioni planetarie e con caratteristiche inedite nel recente passato. Una crisi che è anche culturale e di valori: è venuto, infatti, in discussione un modello di sviluppo che, dietro la pretesa di essere unico e scientificamente insostituibile, ha prodotto un gigantesco aumento delle disuguaglianze e della redistribuzione della ricchezza, con drammatiche conseguenze sociali e ambientali.

L’Italia si trova a fare i conti con squilibri e debolezze storiche, mentre sembrano prevalere insicurezza e paure, chiusure individualistiche e frammentazione sociale, che incidono negativamente sul tessuto civile e democratico del Paese. Contrastare questo processo significa prima di tutto investire in conoscenza delle varie culture e nello sviluppo della stessa; fare leva sull’intelligenza e sulle capacità delle persone.

Oramai è evidente il fatto che l’Islam o meglio la cultura islamica, sia nell’agenda politico e sociale globale. Anche i musulmani sono chiamati a saper “fare cultura”, in virtù del proprio retaggio personale e attraverso l’inserimento nel tessuto sociale del Paese in cui vivono, non importa se sia un Paese a maggioranza islamica oppure no. Perché, per dirla con Franz Fanon, “ogni generazione si trova a dover affrontare delle sfide determinanti del suo tempo, o le assume o abdica alle proprie responsabilità” di fronte alla costruzione di un futuro migliore.

In quest’ottica dobbiamo disporre di uno strumento di riflessione ed elaborazione di proposte positive per una “normalizzazione sociale dell’essere musulmano”. Su questa base nasce IHSAN, un think tank di musulmani in Italia.

Roma, 3 giugno 2016